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ASSEGNO UNICO

Dal prossimo mese di marzo il c.d. assegno unico sostituirà tutte le voci stipendiali legate ai familiari a carico.
Purtroppo sembra che la novità porti tutt’altro che benefici rispetto a quanto era previsto dal vecchio sistema. Proviamo a spiegare meglio questa affermazione, prospettando lo scenario di discriminazioni e peggioramenti che si stanno per affacciare all’orizzonte.
Innanzitutto: il valore dell’assegno è determinato a seguito della presentazione dell’ISEE. Ricordiamo che rientra nei suoi parametri anche la giacenza annuale media dei conti corrente intestati all’interessato ed ai suoi famigliari e tutti i beni acquistati anche con fatica. Pertanto se qualcuno, nel corso di questo periodo così complicato, avesse avuto l’accortezza di fare la formichina, deve sperare di non aver risparmiato troppo (sì, avete capito bene!) perché in tal caso, a parità di retribuzione con altri richiedenti, rischierebbe di veder riconosciuti per i propri familiari a carico minori emolumenti. Riteniamo sia profondamente ingiusto penalizzare, seppur indirettamente, chi nel corso degli anni, in special modo gli ultimi particolarmente difficili, abbia preferito gestire le proprie diponibilità con prudenza.
Ancor più preoccupante: a seguito dell’erogazione del nuovo assegno unico, sparirà dalla busta paga la voce “detrazioni per famigliari a carico”. C’è una differenza sostanziale tra le vecchia e nuova forma di assistenza: le vecchie “detrazioni per famigliari a carico” prevedevano l’esenzione dalla tassazione IRPEF aumentando il netto alla mano. Adesso invece, con la scomparsa di importi esenti da tassazione derivanti dai carichi familiari, c’è il rischio concreto che ci siano casi in cui, lo stipendio netto sia più basso di prima. Una storia già sentita: dare con una mano e togliere con l’altra.
E’ molto probabile che, contestualmente al nuovo assegno unico, siano erogati anche gli arretrati derivanti dal rinnovo contrattuale, verosimilmente a regime dal mese prossimo. Ricapitolando c’è il rischio che tutte queste novità in busta paga non aiutino a percepire nell’immediato un eventuale peggioramento derivante da una misura fiscale molto discutibile. Bisogna quindi fare attenzione.
Siamo curiosi di sapere se chi ha sbandierato il rinnovo contrattuale come un grande successo, dopo essersi dimenticato di fare le doverose valutazioni in merito alla risalita dell’inflazione, abbia anche omesso di fare queste considerazioni.

REGOLE, MEZZE REGOLE E REGOLICCHIE

Quando le regole sono chiare e trasparenti, non può esistere improvvisazione né da parte di chi le deve far applicare né tantomeno da parte di chi deve osservarle. Spesso non è così.
Accade purtroppo che quando vengono rappresentate delle criticità, specie riguardo la gestione del personale, si preferisce “intervenire” su chi ha avuto l’ardire di segnalarle, piuttosto che trovare soluzioni su questioni che, se gestite per tempo, evitano di diventare irrisolvibili.
Per questo esprimiamo la nostra solidarietà al Nuovo Sindacato Carabinieri (N.S.C.), associazione a cui in questi giorni, con un repentino cambiamento rispetto a quanto sinora consentito, viene limitata la possibilità di compiere quello per cui è stata costituita: fare sindacato. Comprensibile che le amministrazioni militari non conoscano ancora questo semplice concetto, troppo abituate ad interfacciarsi con la morbida Rappresentanza Militare, sempre generosa nel concedere i suoi Nulla Osta alle scelte dei vertici. Sedersi al tavolo con un sindacato è cosa ben più dura: significa confrontarsi (e a volte scontrarsi) su regole e diritti, senza compromessi. Non ci dobbiamo stupire quindi se le regole sono applicate pedissequamente solo nei confronti di chi davvero si prefigge il semplice scopo di rappresentare seriamente il personale, o in parole povere, di “fare sindacato”. Per altri, invece, vige il principio del laissez faire, ed al massimo, quando non si possono chiudere gli occhi di fronte agli eccessi, si scaricano le decisioni a terzi (vedi lo Stato Maggiore della Difesa). Ponzio Pilato docet.
Ci muoviamo con difficoltà in un ambiente in cui chi segnala un problema, allo scopo di contribuire alla sua soluzione, è considerato fomentato e delatore, talvolta anche con esplicite esternazioni infelici e fuori luogo, mentre viene concesso di poter fare il proprio comodo a chi si limita alle lusinghe (in modo strumentale ed interessato).
L’aforisma di giolittiana memoria “Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano” dovrebbe essere integrato con l’aggiunta “e si ignorano o si inventano secondo come viene comodo”.
Regole chiare e inattaccabili limitano il potere discrezionale su cui tanti sembrano poggiare la propria forza: l’esercizio della discrezionalità può degenerare nell’arbitrio ovvero la causa principale di discriminazioni e malessere per il personale. Il sindacato è la migliore garanzia di equità di trattamento, ma questi semplici concetti nelle realtà militari paiono ancora indigesti.

IL “LIBRO” DELLA DISCORDIA

Oramai scrivere i libri è alla portata di tutti. Talvolta gli autori sentono l’urgenza artistica di raccontare le proprie verità, magari romanzandole. Di certo non è stata ben accolta l’ultima fatica letteraria dell’uomo che, mentre ne era alla guida, ha contribuito in maniera determinante alla soppressione del C.F.S.. Ci sono state reazioni di ogni tipo: dalla poesia goliardica fino a forti comunicati, per non parlare dei commenti sui social.
Solo per un mero esercizio di stile, vorremmo tentare di mantenere una posizione il più possibile neutrale, ma non possiamo ignorare come le reazioni dei Forestali d’Italia denuncino che la ferita è ancora aperta e sanguinante. Nonostante ciò, in tanti hanno ancora timore di iscriversi ai sindacati o lo fanno solo in cambio della promessa di ricoprire una carica statutaria, sperando che, nell’attuale situazione di legislazione lacunosa, l’incarico garantisca loro una sorta di tranquillità.
Curioso come, a parte ASSO.MIL., nessuno scriva mai niente sulle sofferenze dei Forestali. Probabilmente perché segnalare certe situazioni non fa gioco a chi è interessato solo ad ottenere privilegi dalla propria posizione di pseudo rappresentante del personale.
Dare credito a chi colpevolmente non porta alla luce i problemi pur avendone facoltà e contezza non è certo meglio di scrivere libri senza un minimo di pudore.