| Rispettoso silenzio |
Nell’ultimo mese il benessere dei carabinieri è salito alla ribalta delle cronache, purtroppo anche per tristi eventi.
Gli strascichi derivanti dal discorso di commiato alla cerimonia di chiusura di un corso di formazione hanno portato molte APCSM rappresentative a prendere posizioni, anche forti, in tal senso.
A seguito di una nuova tragedia, alcune di queste hanno ulteriormente pontificato in maniera inopportuna per tempistica e concetti espressi.
Destano stupore i repentini consigli dispensati e l’immediata disponibilità per garantire il benessere dei forestali in un momento che forse avrebbe richiesto un rispettoso silenzio anziché la corsa a fornire nomi e particolari. Non dimentichiamoci come gli stessi che oggi hanno mostrato una discutibile tempestività hanno avuto ben poche remore nel sottoscrivere atti (contratto e fesi) che dopo otto anni ancora umiliano gli appartenenti alla specialità, relegandoli ad un ruolo inferiore rispetto a tutti gli altri, a riscontro che l’interesse reale verso i forestali non esiste.
Ancora una volta si percepisce l’amaro sapore della strumentalizzazione, sempre più frequente per i forestali.
| FESI 2025: la storia infinita! |
I danni fatti con il FESI sembrano non avere una fine! Dopo aver creato più malcontento che riconoscimento (come evidenziato da sigle firmatarie), dopo aver provato a mettere pezze a colori con metodi di dubbia legalità (vedasi nostro precedente comunicato) siamo alla fase del ricalcolo manuale delle spettanze da erogare, udite udite, addirittura su autodichiarazione!
Chi ha vantato e continua a vantare i successi di un accordo così problematico dovrebbe fare qualche riflessione, sempre che siano in buona fede.
Continueremo a vigilare su una questione che, pian piano, rischia di scadere nel ridicolo!
| La montagna e il topolino |
I risultati della Ge.Tra. forestale hanno sancito ancora una volta quanto il sistema dei trasferimenti nella specialità sia totalmente da rivedere.
Una procedura farraginosa per movimentare solo 35 militari è sicuramente antieconomica, non funzionale e svilente per i tanti militari esclusi a priori per i più disparati motivi.
La classica montagna che partorisce il topolino con retroscena che dovrebbero far riflettere soprattutto in merito al benessere percepito dai militari, spesso demotivati per le scarse, se non nulle, speranze di poter aspirare ad un trasferimento.
Dopo l’ennesimo flop ci auguriamo che sia la volta buona per cambiare l’organizzazione della mobilità forestale come da anni chiediamo: non è mai troppo tardi per migliorarsi.

