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LA STRAGE SILENZIOSA

Da gennaio ad aprile di quest’anno si sono registrati già diciotto suicidi fra il personale in divisa. Nel 2020 sono stati cinquantuno di cui oltre la metà nella compagine militare e ben quindici tra i Carabinieri. Nel 2019 l’Osd, l’Osservatorio Suicidi in Divisa, ne ha registrati sessantanove.
Un vero e proprio bollettino di guerra! Dati che dovrebbero essere analizzati attentamente per mettere in campo azioni di monitoraggio, prevenzione e tutela della salute personale. Occorre comprendere il disagio di chi opera con funzioni speciali in settori della pubblica amministrazione quali quelli della difesa e della pubblica sicurezza.
Non è più ammissibile fingere che il problema non esista o che sia marginale, perché così non è e i dati lo dimostrano in modo allarmante. Non deve più essere un tabù parlare di suicidio nel comparto sicurezza e difesa, non siamo super eroi anche se nell’immaginario collettivo difficilmente chi indossa una divisa viene associato a possibili fragilità psicoemotive.
Tra i tanti elementi da tenere in considerazione, ce ne sono alcuni da osservare con particolare attenzione data la loro incidenza sul benessere e il disagio degli operatori del settore: carichi di lavoro spesso esasperanti dovuti alla carenza di organico, burnout, stress, stipendi sovente inadeguati rispetto alle esigenze derivanti da situazioni correlate all’impiego (luogo di lavoro spesso distante da casa e dagli affetti, tanto per fare un esempio), frizioni in ambienti lavorativi fortemente gerarchizzati.
Senza scadere in facile sciacallaggio, non possiamo esimerci da rilevare come la militarizzazione coatta possa aver aumentato i fattori di stress per gli ex forestali, che, ora inquadrati in una forza armata, stanno soffrendo ulteriori disagi.
Anche se qualcosa sembra iniziare a cambiare, serve la convinzione, il coraggio e la determinazione delle istituzioni oltre alla collaborazione di tutti i soggetti in campo (sindacati di categoria, associazioni, etc..) per rompere un tabù che per anni ha relegato l’argomento nel recinto omertoso dell’oblio.

F.E.S.I.: OLTRE AL DANNO LA BEFFA!

Decidere senza conoscere è sempre difficile, ma quando l’argomento in questione sono i soldi di tutti, certi sbagli sono imperdonabili! Secondo gli illuminati che hanno stabilito le modalità di ripartizione del FESI 2020, il Comandante di una Stazione Forestale non potrà cumulare l’indennità di comando a quella “meteomont” anche quando effettivamente investito di questa mansione. Ci sarebbe da chiedere a chi ha preso tale decisione se ritenga che i Comandanti delle Stazioni Forestali meteomont siano esentati dai relativi rilievi e monitoraggi o, viceversa, se chi li fa sia esentato dal comando della Stazione, laddove rivesta tale incarico.
Dopo il discrimine subito con il mancato riconoscimento dell’adeguamento contrattuale, dopo la differenziazione con i comandanti di stazione della territoriale, un’altra penalizzazione per i comandanti delle stazioni forestali in ambito di retribuzione.
Abbiamo scritto al Comando Generale per cercare di fare chiarezza in merito al F.E.S.I..
Chi ha concertato i criteri di ripartizione avrebbe potuto, prima di divulgare in rete “spot elettorali” autocelebrativi di meriti solo presunti, informarsi a fondo, magari confrontandosi con chi conosce la materia, cercando così di non fare danni largamente prevedibili e soprattutto evitabili.

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