Assomil informa
Escludere ad ogni costo!

In questi giorni si sta consumando un siparietto che vede protagonista il mondo sindacale nell’Arma dei Carabinieri che, se non ci fosse da piangere, dovrebbe essere spunto di profonde riflessioni.
Sembra, almeno da quanto si legge in rete, che tutto sia scaturito dai modi in cui qualcuno ha rivendicato la titolarità alla partecipazione a specifici consessi, pretendendo l’allontanamento immediato di presenze casuali ma comunque dignitose di rispetto.
I modi con cui qualcuno ha fatto le proprie rimostranze, ergendosi su piedistalli fatti di numeri ma non certo di educazione e stile, dovrebbero far riflettere di come venga interpretata l’attività sindacale da parte di chi non perde occasione per provare a denigrare i colleghi, anche con termini e modi più che biasimevoli.
Il sindacato dovrebbe rappresentare una delle massime espressioni della democrazia e, come tale, offrire garanzie proprio a quelle minoranze che qualcuno tenta di annientare per vincolare gli altrui pensieri in un range precostituito che, udite udite, potrebbe non offrire un panorama in cui tutti riescono a riconoscersi.
Nella fattispecie è svilente come non ci siano state prese di posizione da parte dei sindacati rappresentativi ma soprattutto è preoccupante il palese segnale di quanto l’amministrazione sia ancora radicata al vecchio sistema della Rappresentanza Militare.
La crescita sindacale passa dall’inclusione e non certo dai numeri rivendicati per provare a distruggere chi legittimamente la pensa diversamente.

Tavoli tecnici: ennesima scoperta dell’acqua calda

Pare, da quanto si evince in rete, che il Comando Generale Arma convochi periodicamente tavoli tecnici per affrontare alcune tematiche afferenti il personale.
Nell’ultimo consesso, avvenuto lo scorso 25 novembre (quello oggetto della querelle di cui sopra) sembra siano state affrontate tematiche che riguardano tutte le APCSM, a prescindere se rappresentative o meno.
Probabilmente in viale Romania dovrebbero fare un ripasso alla Funzione Pubblica o prendere lezioni dal Gen. Portolano, a meno che l’intenzione sia quella di “cambiare tutto per non cambiare niente”.
Ma la cosa che ci ha fatto sorridere è la lamentela delle “magnifiche sette” in merito alle criticità derivanti dallo scarso numero di infermerie presidiarie, con proposte di varia natura (fonti dal web).
Quando noi di Asso.Mil. lamentammo le chiusure delle I.P. del CUFAA e della Scuola di Cittaducale, sciorinando numeri oggettivi per far capire l’errore che si stava commettendo e di come sarebbe collassato il sistema, nessuno dei sette sindacati rappresentativi ci sostenne.
E, tanto per cambiare, nessuno ha menzionato le criticità della specialità forestale, ancora una volta confermando le (dis)attenzioni riservate ai Forestali sia dall’amministrazione che dalle APCSM rappresentative.
Ancora una volta i fatti ci danno ragione e dimostrano che non bastano i numeri a fare grande un sindacato ma servono competenze, visione a lungo termine e soprattutto reale volontà di fare gli interessi del personale.
Evidentemente il personale preferisce essere rappresentato da chi dei colleghi sembra preoccuparsi solo a danno avvenuto, sistema questo che sicuramente paga molto in termini di proselitismo ma non certo in efficacia e efficienza della mission sindacale.
Magari leggendoci qualcuno verrà illuminato e, per non fare magre figure con i propri iscritti, riuscirà a portare le tematiche forestali ai prossimi tavoli tecnici e a rispolverare, anche per farli propri, i numeri inerenti alle Infermerie Presidiarie per affrontare l’argomento con cognizione di causa.

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