| Serenità sul posto di lavoro |
“L’efficienza della Forza Armata è strettamente collegata al benessere psico-fisico del personale: chi sta bene, lavora bene”.
Queste non sono parole nostre, né di qualche altro sindacalista, ma del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, persona che evidentemente ha compreso il ruolo centrale del fattore umano nella costruzione di una forza armata moderna ed efficace.
In ambito accademico, il convegno del giugno 2019 “La valutazione del rischio stress-lavoro correlato in ambito militare”, organizzato dall’Esercito Italiano in collaborazione con l’Università “Sapienza” di Roma, ha ribadito la necessità di valorizzare la risorsa umana e incrementare il livello di benessere attraverso strumenti di prevenzione e supporto psicologico.
La gestione dello stress operativo, infatti, è cruciale per ridurre l’incidenza di disturbi come ansia, depressione e disturbo post traumatico, che possono compromettere la prontezza e la coesione dei reparti.
Un aspetto spesso sottovalutato ma di grande rilevanza è rappresentato dalla possibilità di disporre di momenti di pausa e attività ricreative che contribuiscono in modo significativo alla rigenerazione mentale e fisica del personale. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Military Medicine, “le attività ricreative e il tempo libero sono fattori protettivi contro il burnout e migliorano la resilienza individuale” (Military Medicine, Vol. 185, Issue 3-4, 2020).
Parimenti, l’armonia all’interno degli uffici e degli ambienti di lavoro rappresenta un elemento chiave per il benessere organizzativo. Un clima relazionale positivo, basato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione e sulla comunicazione efficace, contribuisce a ridurre i conflitti interpersonali e a favorire la motivazione. Come evidenziato da uno studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità, la qualità delle relazioni professionali incide direttamente sulla soddisfazione lavorativa e sulla salute mentale dei dipendenti (ISS, 2021). In ambito militare, dove la gerarchia e la disciplina sono elementi strutturali, promuovere ambienti armoniosi significa rafforzare la coesione interna e la capacità di affrontare le sfide con spirito unitario.
In questi giorni cogliamo da più parti, invece, uno strisciante malessere dei militari (e non) impiegati nella specialità forestale, in particolare presso il CUFAA. Quella che avrebbe dovuto essere una fisiologica fase di assestamento dovuta ai recenti cambi ai vertici di alcuni uffici, sembra si stia trasformando in qualcosa di diverso.
La crescente burocratizzazione delle procedure senza che ad essa si accompagni un necessario implemento numerico del personale (tendenza mai invertita dal 2017) favorisce l’insorgenza e la relativa crescita di tensione e malessere fra il personale che, giorno dopo giorno, sente di perdere il senso del proprio lavoro, tanto più se gestito come una cosa, come un pacco.
Facciamo nostre le parole del capo di Stato maggiore della Marina, e le ribaltiamo: chi lavora bene, sta bene.
I vertici del CUFAA devono farsi carico del benessere del personale, problematica che deve essere prioritaria per ogni capo ufficio, e tutte le istituzioni militari devono continuare a investire, anche con maggiore impegno, in programmi strutturati di benessere organizzativo, riconoscendo il personale non solo come risorsa operativa, ma come patrimonio umano da tutelare e valorizzare. L’integrazione di spazi e tempi dedicati al recupero, alla socializzazione e alla costruzione di relazioni armoniose rappresenta una leva strategica per rafforzare la motivazione, la salute e la prontezza operativa.
Le belle parole e le illusorie promesse a seguito di studi e convegni, alcuni anche datati, sembrano essere una triste cartina tornasole di come realmente viene trattato il personale in ambito militare.
Asso.Mil. terrà sempre elevato il livello di attenzione verso una problematica che viene spesso colpevolmente sottovalutata, rimanendo a disposizione per tutti i colleghi.

