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Comunicato n. 24 del 2026

SPECIALITÀ FORESTALE: CRONACA DI UN DISASTRO GESTIONALE

Il recente Rapporto del Comandante del CUFAA ai Comandanti di Regione forestali ha fatto emergere una realtà preoccupante: una strategia miope le cui conseguenze vengono sistematicamente subite dal personale sul territorio, penalizzato da severe limitazioni alla mobilità e da scelte di reclutamento del tutto insufficienti.
IL PARADOSSO DEI RECLUTAMENTI: LA QUOTA MINIMA USATA COME TETTO MASSIMO
Giustificare le carenze organiche con un presunto e generico disinteresse dei giovani verso la specialità è fuorviante. I dati delle immissioni esterne e dei concorsi pubblici dimostrano chiaramente come la riserva di posti per la componente forestale venga applicata al ribasso, attestandosi sulla soglia minima del 4% prevista dal D.Lgs. 177/2016.
Quel limite nasceva come minimo di garanzia per la tutela ambientale, non come un tetto massimo invalicabile! Restringere i reclutamenti a poche decine di unità significa condannare la specialità a un lento esaurimento sul territorio. Questo sindacato lo evidenzia da sempre e in totale solitudine, a riprova della nostra reale attenzione alla componente forestale.
Qualsiasi strategia promozionale esterna per rendere appetibile la specialità verrà vanificata se prima non si risolve il problema interno: se durante i corsi di formazione gli allievi continuano a essere sistematicamente scoraggiati dallo scegliere questo percorso, i progetti odierni nascono già morti.
MOBILITÀ BLINDATA E COMPRESSIONE DEI DIRITTI DEL PERSONALE
La massiccia e costante presentazione annuale di istanze di trasferimento motivate è il segnale inequivocabile di un malessere diffuso sul territorio; una situazione di disagio che questo sindacato, da sempre in totale solitudine, rivendica e denuncia di fronte a una persistente smentita dei fatti.
Anziché analizzare le cause profonde di questa necessità di mobilità, i vertici sembrano preferire la colpevolizzazione del personale che presenta le domande o dei Comandanti periferici che esprimono parere favorevole nel tentativo di tutelare i propri dipendenti. Chi opera sul territorio conosce le reali esigenze del personale molto più degli uffici centrali. L’applicazione rigida di vincoli d’impiego territoriali, come i blocchi regionali o i requisiti temporali minimi nei reparti minori, sta di fatto congelando i diritti al ricongiungimento familiare e al benessere organizzativo.
In questo scenario, appare singolare il tentativo di contingentare la mobilità ordinaria con il fine di recuperare risorse sul territorio, quando poi si avalla l’impiego di personale in uffici non previsti dalle piante organiche ufficiali, quasi a voler assecondare logiche di prestigio centrale. Le storture di questa gestione emergono chiaramente in dinamiche diffuse, di cui l’uso di distacchi rinnovati a lungo termine per pochi eletti rappresenta solo un esempio emblematico di come le regole sui trasferimenti rischino di essere svuotate di efficacia con aggiramenti di comodo.
L’ILLUSIONE DEL CAMBIO DI NOMENCLATURA: DA STAZIONI A NUCLEI
È impossibile dimenticare la narrazione che ha accompagnato il passaggio da Stazioni Forestali a Nuclei Forestali. All’epoca della riorganizzazione, tale transizione fu sbandierata come un traguardo epocale che avrebbe rimosso i rigidi vincoli di mobilità tipici della linea territoriale, limiti che penalizzano in particolare il ruolo dei marescialli.
Solo Assomil denunciò con fermezza la presa in giro, attirando su di sé le ire e gli attacchi strumentali di altre sigle sindacali. Oggi, a distanza di dieci anni, la realtà sul territorio ci dà drammaticamente ragione, come sempre avviene quando si analizzano i fatti con onestà e senza filtri di comodo.
I vincoli non solo permangono, ma si assiste anche a palesi disparità nelle assegnazioni logistiche che relegano i Nuclei forestali a un’operatività penalizzante rispetto ad altre articolazioni. La perseverante volontà di non ascoltare il sindacato vero – e non certo quello fatto di venditori di pentole – alla fine ha presentato un conto salatissimo che rischia di compromettere definitivamente la sopravvivenza stessa della specialità.
Invertire questa rotta è ancora possibile, ma richiede una strategia radicale che rimetta finalmente al centro il benessere del personale, attraverso un’immediata e trasparente revisione dei criteri di mobilità capaci di bilanciare le esigenze dell’Amministrazione con la serenità familiare dei militari, unitamente a un innalzamento sostanziale delle quote di reclutamento nei concorsi pubblici ben oltre l’insufficiente riserva minima legale. Resta imprescindibile l’avvio di un confronto serio e competente per garantire ai Nuclei Forestali quelle risorse, quei mezzi e quella dignità professionale finora rimasti solo sulla carta.
La tutela dei diritti delle donne e degli uomini della Specialità Forestale non può più essere sacrificata sull’altare di rigide e miopi logiche burocratiche.