Agli inizi di ottobre è stata avviata una procedura di gara per il rinnovo della polizza assicurativa sanitaria per il personale militare. La scadenza prevista dal bando è il 29 ottobre. È il terzo tentativo del Ministero della Difesa (tramite Commiservizi) di rinnovare il servizio che fino al 30 settembre era stato erogato da Prevint/Previmedical con buona soddisfazione del personale.
I primi due bandi di gara pubblicati a marzo e a luglio sono “andati deserti”. La base d’asta per entrambe le procedure era di € 10.304.712,50, ed era relativa a 6 mesi di copertura assicurativa. Alla luce dei precedenti tentativi, cosa ha fatto l’amministrazione? Ha alzato la base d’asta nella speranza di rendere più appetibile la gara ad eventuali partecipanti? No! Lo stesso periodo di copertura previsto dai precedenti bandi (6 mesi appunto) è stato valutato con la medesima cifra a base d’asta.
E quindi? Per quanto ci è dato sapere e secondo le indiscrezioni tecniche, l’amministrazione della Difesa avrebbe semplicemente rivisto al ribasso le prestazioni richieste, alzando le franchigie e ampliando la platea dei potenziali partecipanti alla gara. La nostra amministrazione del resto è all’avanguardia e assorbe lo spirito dei tempi! Gli intellettuali la definiscono shrinkflation! Noi siamo gente di popolo e la chiamiamo “fregatura del momento”! Chi di noi non è andato al supermercato di recente? Stesso prezzo di ieri, ma scatola più piccola!
Senz’altro la polizza assicurativa non è un diritto previsto dal nostro contratto di lavoro, ma quanto sollievo ha dato al personale in questi mesi, a fronte di aumenti stipendiali completamente assorbiti dall’inflazione? Possibile che nessuno metta in conto il risparmio economico (e non l’esborso finanziario) di una amministrazione che può contare sul personale in salute, più sereno e presente grazie a controlli sanitari più accessibili? Quanto costa all’amministrazione un dipendente che si assenta per lungo tempo, per aver trascurato la propria salute? Quanto costiamo alla collettività quando non siamo sul posto di lavoro, ma sottoposti alle, ahinoi, attenzioni del Servizio Sanitario Nazionale?
Tutto questo avviene mentre assistiamo a grandi manovre strutturali. Per quanto ci risulta, la Difesa ha avviato una profonda riorganizzazione che punta a riunire tutti i settori medici sotto l’egida di un unico grande ente (la Sanità Militare). Un accentramento che, stando a recenti comunicazioni di alcune delle amministrazioni interessate, sembrerebbe realizzarsi senza però chiudere o razionalizzare le strutture già esistenti sul territorio. Ci domandiamo: che senso ha creare un nuovo “super-ente” se poi si mantengono intatti i vecchi apparati, col rischio di moltiplicare le poltrone e le complicazioni burocratiche anziché i servizi reali per i lavoratori? Come appunto una polizza sanitaria adeguata?
La verità è che si parla tanto di dirottare percentuali sempre più massicce del PIL verso il settore militare e la difesa. Ma chi decide la spesa sembra dimenticare un dettaglio fondamentale: la “Difesa” non è fatta solo di sistemi d’arma e nuove strutture d’alto comando; è fatta innanzitutto di uomini e donne in uniforme. Sono i lavoratori i veri pilastri del Comparto, e come tali meriterebbero che una parte significativa di quegli stanziamenti miliardari fosse investita direttamente sulla loro tutela, sulla loro specificità e sul loro benessere psicofisico.
Che dire? Speriamo che questa sia la volta buona per la polizza. Incrociamo le dita. E speriamo di brindare presto alla salute… se l’Amministrazione non taglia pure i bicchieri!

Comunicato n. 22 del 2026
Sanità Militare tra "Shrinkflation" e Grandi Riforme: ma al personale chi ci pensa?
