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Comunicato n. 21 del 2026

Questione forestale -La politica si "sveglia" solo in campagna elettorale

A seguito del dibattito in Aula al Senato sulla gestione della specialità Forestale, scaturito dall’interrogazione a risposta orale presentata dalla senatrice Camusso e da altri parlamentari, questa sigla sindacale interviene con assoluta e ferma polemica per squarciare il velo di conformismo che continua ad avvolgere i reparti della specialità forestale, agendo a stretta tutela dei diritti civili, sociali ed economici del personale rappresentato.
Sono serviti ben dieci anni a questa politica per accorgersi che la riforma di assorbimento del Corpo Forestale dello Stato ha fallito sotto ogni profilo: logistico, operativo, umano e previdenziale. Un disastro totale che noi di Asso.Mil., sul piano prettamente sindacale militare, denunciamo ininterrottamente e in totale solitudine fin dal primo giorno. Fa riflettere che oggi, con un tempismo a dir poco sospetto e in chiara prossimità della campagna elettorale, si assista a una improvvisa gara di solidarietà da parte di chi per due lustri ha preferito girarsi dall’altra parte. Ed è ancora più stridente che questo dibattito avvenga all’indomani del 15 ottobre, anniversario della gloriosa fondazione del Corpo forestale dello Stato.
Celebrare a parole una storia secolare mentre nei fatti si avalla lo svuotamento quotidiano della componente ambientale è un insulto che il personale non è più disposto a sopportare.
Noi di Asso.Mil. siamo gli unici a non avere remore a dire le cose esattamente come stanno, portando nelle sedi sindacali la medesima e instancabile linea di fermezza che associazioni professionali e storici sodalizi storici come la FeRFA e UnForCED – pur non essendo sigle sindacali – coltivano coraggiosamente da anni sul piano sociale e tecnico-culturale per la rinascita forestale.
Assistiamo attoniti al “risveglio” della senatrice Camusso, la quale oggi grida allo scandalo per le carenze organiche ma dimentica che, all’epoca dello scellerato assorbimento nel 2016, guidava la CGIL e, per evidenti ordini di scuderia politica, non mostrò la veemenza odierna per tutelare i lavoratori e contrastare quella manovra. Non solo: invocare oggi l’assunzione di periti e revisori tecnici per salvare la tutela del territorio palesa una profonda ignoranza delle dinamiche reali. Quelle figure svolgevano mansioni squisitamente amministrative e d’ufficio; non sono mai andate sul territorio! Pensare di difendere i boschi e contrastare i reati ambientali da dietro una scrivania dimostra lo scollamento totale tra la retorica dei palazzi e la realtà delle Stazioni Forestali, i cui operatori sul campo pagano il prezzo di valutazioni tecniche del tutto errate.
Mentre la politica fa melina con interrogazioni tardive e l’amministrazione si trincera dietro dati governativi edulcorati, l’unica vera barriera a difesa dei diritti dei Forestali è rappresentata dai tantissimi contenziosi legali promossi in prima linea da Asso.Mil. e dal proprio storico Avvocato. Dalla storica battaglia contro la militarizzazione forzata davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) fino ai ricorsi interni per i diritti previdenziali e ordinamentali, le uniche risposte concrete sono arrivate dalle aule di giustizia grazie alla nostra tenacia giuridica, e non dai finti paladini della politica.
Le piaghe e i soprusi ordinamentali che denunciamo da anni rimangono aperti nell’indifferenza delle istituzioni, delineando un quadro in cui i Forestali vengono sistematicamente trattati come personale di serie B, con grave nocumento per la loro serenità professionale e familiare:

  1. L’estromissione dagli interpelli e il trattamento di sufficienza: Il personale della specialità viene costantemente relegato ai margini della vita associativa e professionale dell’Arma, sistematicamente escluso dai principali interpelli e dalle procedure di mobilità interna standard, quasi si trattasse di un corpo estraneo da tollerare e non di professionisti della sicurezza ambientale da valorizzare.
  2.  La beffa dei “Nuclei” per negare l’equiparazione: Denunciamo con forza la manovra dietro al cambio di nomenclatura da “Stazione” a “Nucleo”. All’epoca del cambio furono sbandierate fumose promesse di una maggiore funzionalità e flessibilità organica per agevolare i trasferimenti, in particolare dei marescialli. Promesse mai onorate. La verità dietro a questo declassamento nominale è un’altra: serviva un espediente per non equiparare giuridicamente ed economicamente le strutture forestali alle Stazioni dell’Arma territoriale, negando così ai Comandanti forestali le relative indennità di comando e i giusti riconoscimenti economici dello status posseduto.
  3. Lo scippo e l’assorbimento delle sedi: Stiamo assistendo a una progressiva e silenziosa anemizzazione della specialità, con le sedi storiche dei Forestali che, piano piano, vengono logisticamente accorpate o assorbite dalle caserme dell’Arma territoriale. Un controsenso logistico e operativo assoluto: si pretende di tutelare l’ambiente allontanando i presidi specifici dal territorio rurale e montano per accentrarli in strutture burocratiche che nulla hanno a che fare con la specificità agroambientale, peggiorando drasticamente le condizioni di lavoro del personale costretto a continui e ingiustificati trasferimenti di fatto.
  4. Il tetto minimo del 4% trasformato in gabbia: Abbiamo ribadito in ogni sede che la riserva del 4% fissata dal D.Lgs. 177/2016 rappresenta una soglia minima di garanzia per la specialità, non un tetto massimo invalicabile. Amministrazione e politica se ne sono fregate, bloccando gli organici al ribasso e sovraccaricando di compiti i pochi militari rimasti sul campo.
  5. Il boicottaggio delle nuove leve e il dramma del “Terzo Tempo”: Assistiamo a dinamiche formative in cui i nuovi allievi Carabinieri vengono sistematicamente scoraggiati dal scegliere la specialità Forestale, dipinta internamente come una trappola professionale. Al contempo, si continua a vociferare nei corridoi o in “summit fuori porta” di una fumosa manovra di riorganizzazione (il cosiddetto “terzo tempo”), gestita nell’ombra senza mai considerare il benessere psicologico e logistico del personale, escluso da qualunque reale concertazione sul proprio futuro.
  6. L’immobilismo del Ge.Tra. e la beffa del FESI: La mobilità ordinaria (Ge.Tra.) è paralizzata da anni, lasciando intere famiglie nell’incertezza, mentre la ripartizione del FESI ha penalizzato per anni i Forestali, in particolar modo i Comandanti dei Nuclei (ex Stazioni) privandoli di spettanze economiche maturate sul campo a parità di responsabilità rispetto alla linea territoriale..

Asso.Mil. non arretrerà di un millimetro. Respingiamo i proclami di efficienza e i risvegli elettorali di facciata. Se la politica e i vertici vogliono davvero onorare la specialità Forestale, smettano di fare propaganda e diano risposte alle legittime rivendicazioni sindacale: tutele reali, sblocco dei trasferimenti, dignità economica e reale rispetto della storia forestale.