| Il costo della superficialità |
La busta paga di dicembre ha riservato amare sorprese a molti carabinieri, soprattutto a coloro che rientrano nelle fasce retributive più basse, ovvero sino ai 40mila euro lordi annui.
I tentativi di spiegazione, le giustificazioni o addirittura le indignazioni dei “sindacati” rappresentativi che hanno cercato di placare gli animi, forse per il timore di ripercussioni sulle adesioni, sono stati al limite della decenza.
Anche il tentativo di voler imputare ad eccessi retributivi derivanti da liquidazioni di arretrati di emolumenti accessori è una spiegazione che fa sorridere, tanto più quando a fornirla è la stessa amministrazione: perfino molti di coloro che non hanno di tali arretrati si sono ritrovati con la mensilità di dicembre deficitaria anche di centinaia di euro rispetto all’anno precedente.
Fughiamo subito ogni dubbio: le aliquote di tassazione sono il frutto di scelte del governo a cui va il grosso della responsabilità di aver calcato la mano sulle retribuzioni più basse che, con il rinnovo contrattuale, hanno superato lo scaglione di reddito applicato sinora.
Ma, oltre alle scelte di un Governo vicino al Comparto Sicurezza solo a chiacchiere, secondo noi sono stati fatti tre errori fondamentali, di cui uno di comunicazione, che elenchiamo in ordine cronologico.
Il primo errore è stato quello di destinare oltre il 90% delle risorse per il rinnovo contrattuale sul trattamento di retribuzione fisso. Una scelta avventata sempre criticata da Asso.Mil. per le inevitabili ripercussioni sugli scaglioni di reddito che, in assenza di adeguati interventi “a tampone”, sapevamo avrebbe prodotto quanto oggi accade.
Il secondo errore riguarda la leggerezza con cui il CNA ha applicato le aliquote dell’anno precedente. Il rinnovo contrattuale firmato a dicembre dopo mesi di trattativa avrebbe dovuto consentire una facile previsione retributiva per il 2025 e dei relativi scenari. Buon senso avrebbe voluto che fossero applicate aliquote superiori, magari da conguagliare a fine anno in positivo, anche forzando programmi e algoritmi.
Ultimo errore risiede nella mancanza di comunicazione di chi ha firmato il contratto e che, teoricamente, avrebbe avuto a disposizione tutti i dati per fare semplici previsioni. Probabilmente la spasmodica ricerca di autoglorificazione nell’osannare i (fittizi) successi di un rinnovo contrattuale dalle cifre altisonanti (in assoluto ma non certo in percentuale) ha annebbiato la vista nel lungo periodo. Così come il tentativo di giustificare e non far percepire la perdita del potere di acquisto esaltando arretrati contrattuali che, a conti fatti, sono stati fumosi, in gran parte riassorbiti e sicuramente inadeguati a quanto realmente lasciato sul piatto per i ritardi della sottoscrizione.
Avevamo previsto tutto ciò lo scorso febbraio, lo abbiamo ribadito in tanti comunicati ma solo adesso (purtroppo!) viene percepito che il sindacato si fa con le competenze e non solo con il numero degli iscritti che, ci auguriamo, comincino a fare serie riflessioni su chi attualmente hanno scelto per farsi rappresentare.
| Ripicche infantili |
Lo scorso 12 dicembre il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha invitato TUTTE le APCSM presso il Circolo Ufficiali delle Forze Armate per uno scambio di auguri per le prossime festività natalizie.
Pare che molti dei segretari generali delle sigle rappresentative, tutti e sette quelli arma, avessero impegni improcrastinabili e sono risultati assenti pur sostituiti da altre dirigenti sindacali.
Evidentemente non si tratta di coincidenze ma prende campo la linea di voler disertare i consessi in cui partecipano le APCSM non rappresentative, magari anche a costo di cadute di stile che rasentano la vera e propria maleducazione.
D’altra parte è comprensibile che si cerchi di ridurre la platea del confronto visto che sinora l’unica cosa fatta bene sono i danni sulle spalle del personale nonostante in più occasioni i “piccoli” avessero ampiamente preannunciato i nefasti scenari poi avveratisi. Gli stessi “piccoli” che spesso suggeriscono argomenti di comune interesse che qualche “adulto” fa proprio per portarlo ai tavoli di trattativa, spesso producendo i classici danni di chi vuol parlare di materie studiate da altri, sapientemente esclusi per evitare magre figure.
In un momento in cui l’età pensionabile è a rischio di innalzamento, la tredicesima è dimezzata per molti, il potere di acquisto è eroso continuamente da molteplici fattori, i carichi di lavoro aumentano a fronte di un inadeguato turn over, gli straordinari sono elemosine, la specificità è solo una parola da cercare sul vocabolario, la vacanza contrattuale si avvia al secondo anno i problemi degli “adulti” sono quelli di escludere le minoranze, rifuggire il confronto, autoglorificarsi con selfie e reel.
| Coerenza intermittente |
In uno dei tanti reel messi in rete da chi sembra aver preso l’attività sindacale come una vetrina degna di Hollywood abbiamo assistito alla veemente protesta su quanto sta avvenendo alla Sanità Militare che pare sia prossima ad una profonda riorganizzazione.
Ci ha fatto sorridere come venisse rivendicato l’appoggio agli appartenenti a tale settore, con dichiarazioni forti e determinate sull’appoggio che verrà dato per tentare di evitare il cambio delle regole di ingaggio in corsa a chi è entrato in un’amministrazione a fronte di specifici concorsi che prevedevano precisi compiti.
Strano che questo novello Robin Hood sia lo stesso che nel 2016, appoggiando con forza e determinazione l’assorbimento del CFS, non si preoccupò minimamente del cambio di status, da civile a militare, di oltre settemila persone. E cambiare uno status da civile a militare è ben più grave che modificare le regole di ingaggio, oltre a tralasciare il paragone sul numero dei coinvolti. All’epoca la dignità dei Forestali valeva meno di quella dei Sanitari? O forse ci sono interessi diversi nel volersi imbonire una specifica categoria?
Sorvoliamo volutamente sugli altri deliri di chi sino a poco tempo fa rivendicava il “non essere sindacato” ed oggi si sente il trascinatore di tutto il mondo sindacale, addirittura, a detta sua, riuscendo ad obbligare gli altri a seguire le sue scelte, il suo modello organizzativo, le sue proposte.
Il sindacato è democrazia ma in tanti ancora non lo capiscono e a tanti altri fa comodo che non venga capito.
Dispiace constatare come alcuni abbiano subito imparato come l’opportunismo paghi più della parola data e della storia condivisa con altri, nonostante le pregresse esperienze che, evidentemente, si basavano solo sulla menzogna e non certo sulla volontà di aiutare disinteressatamente i colleghi.

