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Rinnovo contrattuale: risorse adeguate?

Lo scorso 26 gennaio, dopo un anno di vacanza contrattuale, si è finalmente aperto il tavolo di negoziazione per il rinnovo del contratto del Comparto Sicurezza relativo al triennio 2025/2027.
Nonostante i prevedibili proclami della parte pubblica sull’adeguatezza delle risorse economiche messe a disposizione, nutriamo seri dubbi sul recupero del potere di acquisto che è stato perso negli ultimi anni dagli appartenenti al comparto.
Non dimentichiamo che l’inflazione sofferta nel triennio 2022/2024 è stata compensata solo in parte dal precedente rinnovo contrattuale, rinnovo che ha lasciato strascichi sino allo scorso dicembre con amari conguagli.
Tutto ciò rischia di penalizzare ancora una volta le indennità accessorie che, se non alimentate da risorse esplicitamente dedicate, potrebbero restare ancora al palo in favore del trattamento fisso.
E non tocchiamo l’argomento “specificità”…
Ci auguriamo che alcuni dei grossolani errori percorsi nell’ultimo rinnovo contrattuale abbiano insegnato qualcosa a chi si dovrà assumere la responsabilità di decidere per tutti.

Riforma pensionistica?

L’ultima manovra finanziaria ha creato particolare interesse in merito al possibile allungamento della permanenza nel mercato del lavoro da parte del personale del Comparto Sicurezza e Difesa.
Purtroppo, nonostante alcuni reel che girano in rete, ancora non vi è assoluta certezza di quali scenari futuri si prospettino per i Lavoratori in Divisa e presumibilmente solo il decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri chiarirà in modo definitivo quali categorie di lavoro subiranno modifiche.
Qualche “furbetto” rimarrà deluso nel constatare che le proprie proposte, avanzate come sindacali ma in realtà tendenti al singolo (proprio) interesse, non abbiano trovato accoglimento…

Sindacato imbavagliato

La recente sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia (CGA), che rovesciando la precedente decisione del TAR Sicilia ha confermato la sanzione disciplinare di due mesi ad un segretario generale di un sindacato dell’Esercito Italiano, pone grossi interrogativi sulla reale volontà di sindacalizzazione della compagine militare.
Limitare, o addirittura censurare, il diritto di critica non consentirà mai una reale crescita sindacale e i recenti fatti occorsi al Segretario ITAMIL hanno fatto deflagrare molti dei problemi, anche sotto il profilo della costituzionalità, che da sempre abbiamo evidenziato in merito alla legge 46/2022.
Nel manifestare la piena solidarietà a Girolamo Foti, ci auguriamo possa essere colta l’occasione per chiarire i troppi aspetti fumosi del sindacalismo militare e garantire tutte le libertà previste dalla Carta Costituzionale e dalla normativa di settore.

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