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Comunicato n. 15 del 2026

CONTRATTO SICUREZZA E DIFESA: RESPONSABILITÀ CONTRO SCIACALLAGGIO

Ieri si è chiusa ufficialmente la trattativa per il rinnovo contrattuale del Comparto Sicurezza e Difesa con la ratifica dell’accordo relativo al triennio 2025/2027. Un negoziato complesso, segnato da una cronica scarsità di risorse stanziate e, purtroppo, dall’irresponsabilità di chi ha preferito il palcoscenico della visibilità politica al raggiungimento di risultati concreti per le donne e gli uomini in divisa.
Prendiamo atto che ben 4 delle 7 APCSM dell’Arma dei Carabinieri hanno rifiutato la sottoscrizione dell’accordo. Si tratta di una scelta grave, a nostro avviso addirittura sconsiderata, probabilmente dettata da mere logiche di proselitismo e dalla caccia all’ultimo iscritto, piuttosto che da una reale e pragmatica tutela del personale rappresentato.
Strumentalizzare l’insufficienza dei fondi per sottrarsi alla firma, illudendo i colleghi con la favola che la prossima manovra finanziaria avrebbe magicamente stanziato milioni di euro utili al recupero del potere d’acquisto, è pura propaganda. Non è fare sindacato. Fa sorridere come oggi non firmino, dopo che la volta scorsa hanno siglato il contratto senza battere ciglio – quando invece bisognava alzarsi dal tavolo –, riducendo il senso dell’intera trattativa all’elemosina economica e svuotandola di ogni contenuto normativo. Un’imbarazzante incapacità sindacale, resa ancor più folle dall’attuale momento politico. Con un Governo che sembra scricchiolare, un eventuale rimpasto o una crisi di governo avrebbero potuto azzerare il tavolo negoziale, lasciando i militari a mani vuote e senza l’ombra di una garanzia.
Fare sindacato richiede una visione d’insieme degli scenari complessi e la capacità di mettere in campo strategie concrete calate nel contesto del momento, doti che evidentemente non appartengono a tutte le sigle.
Ora questi venditori di fumo andranno in giro a spacciarsi per i “paladini dei militari”. È una menzogna al limite del ridicolo. Essere dalla parte del personale significa portare a casa certezze immediate, non promesse future. Significa evitare l’ennesima, umiliante “una tantum” per compensare marginalmente anni di arretrati. Con la firma di oggi, invece, viene contingentato il ricorso all’una tantum e gli aumenti saranno a regime già dal prossimo anno, perché i soldi saranno blindati in manovra.
Vedremo se la ridicola teoria del “rimandare per avere di più” si trasformerà in fatti o se rimarrà l’ennesima presa in giro. Vedremo se verranno trovati i soldi per la previdenza complementare, un tema su cui oggi “tutti salgono sul carro dei vincitori” dopo la storica sentenza CEDS ottenuta da Asso.Mil., ma di cui fino a ieri nessuno aveva il coraggio e la capacità professionale di parlarne in sede di negoziazione
per il rinnovo contrattuale.
La firma di ieri toglie ogni alibi al Governo, mette al sicuro i soldi dei colleghi e offre la possibilità di mettere in campo azioni in vista del prossimo rinnovo. Chi ha preferito il “no” per farsi pubblicità, adesso spieghi quale risultato concreto ha portato a casa con uno sterile e decontestualizzato rifiuto.